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  • Mylena Vocal Coach e Giovanni Scialpi!

Ogni tanto, nella mia carriera di Vocal Coach, capita di avere qualche momento di relax. Quale città migliore di Roma per rilassarsi cullandosi tra le meraviglie della città eterna?

Oggi voglio condividere un video che ho realizzato assieme a Giovanni Scialpi, nella mia ultima visita a Roma.

Dato che Giovanni è una persona di grande cultura e di bontà d’animo, è sempre un piacere chiacchierare con lui. Il risultato è una sorta di lezione/intervista che ho avuto il piacere di realizzare solo per voi!

Ecco il video integrale:


Ecco la trascrizione (ripulita dalle sovrapposizioni) dell’intera conversazione:

Giovanni Scialpi: Allora, io partirei da una domanda che ti faccio a livello semplicemente tecnico, ma poi sviluppiamo tutto il discorso legato al tuo lavoro, ovvero che la voce non è solo una questione di tecnica, ma è qualcosa di più profondo, introspettivo. Prendo la scusa nel fatto che da quando ho messo il pace-maker, quindi da quando sono diventato cardiopatico, il mio fiato si è accorciato.  Accorciandosi il fiato, automaticamente anche la potenza della mia voce è diminuita.

Mylena Vocal coach: Assolutamente!  

Giovanni: E adesso che si fa?  

Mylena: Bisogna andare ad individuare quanto fiato hai perso, come lo hai perso, per poi cercare di ripristinare, chiaramente entro i termini di quello che è possibile fare in seguito a quello che ti è accaduto. Quando si subisce qualcosa di traumatico nel proprio corpo, ogni persona lo elabora in modi diversi. Qualcuno si comporta esattamente come se non fosse successo nulla, qualcuno si comporta con più leggerezza di prima, qualcuno invece lo porta come un grande macigno. Io penso questo sia proprio il tuo caso! 

Giovanni: Io penso sia giusta la terza ipotesi: il grande macigno! 

Mylena: Un grande macigno perché l’impatto non è solo dal punto di vista fisiologico, ma anche dal punto di vista interiore. Questo macigno appesantisce costantemente la respirazione, che è il desiderio di esistere, vivere, credere nella vita, quindi anche diaframma stesso ne subisce le conseguenze e tende ad essere meno elastico, più appesantito, il che porta direttamente ad avere un fiato più corto.  

Giovanni: Centra qualcosa, perdonami se ti interrompo, il fatto che qualche volta mi trovo ad andare in apnea?  

Milena: Assolutamente sì. Andare in apnea significa sempre non usare correttamente la respirazione, il ritmo e il flusso d’aria che raggiunge le nostre corde vocali. Di conseguenza le corde vocali non vengano più sostenute come d’abitudine e quindi comincino a preferire più le note basse piuttosto che quelle più toniche e centrali.  

Giovanni: Infatti a me capita questo. Però è strano questo paradosso, perché se tu pensi che io ho un pace-maker che mi scandisce un ritmo, io dovrei avere più voce di prima, dato che prima il mio ritmo era comunque rallentato.  Certo, non avevo un’extra sistole, anche se ho un piccolo soffio al cuore che porta un’aritmia, però ci convivo da quando sono nato per cui la mia respirazione era comunque naturale, dato che iniziato a prendere fiato in quelle circostanze. Però ultimamente mi sento completamente spiazzato sui fiati, addirittura arrivo, anche per un fatto mentale, a cantare la frase normalmente, per poi arrivare con un filo di fiato alla chiusura: non riesco a finirla!

Mylena: Hai memorizzato la respirazione necessaria a quella frase e adesso con il fatto ridotto, con la respirazione cambiata in conseguenza all’operazione e a tanti altri elementi annessi e connessi, il tuo diaframma sta cercando ancora di riprodurre le stesse prestazioni, ma non ha più lo stesso ritmo che avevi prima, ma uno nuovo, non è più il tuo, ma ti è stato aggiunto artificialmente.

Giovanni: e poi anche meccanico, non è umano.  

Mylena: Il ritmo è assolutamente un elemento principale per sviluppare l’elasticità, quindi se è meccanico, difficilmente è molto elastico, mentre il diaframma, fin da quando nasciamo, ha una consistenza davvero elastica. 

Giovanni: Adesso faccio una battuta di spirito.  O vengo a Boston io, o vieni a Roma tu.  Come faccio a seguirti?  

Mylena: Vieni a Boston che fa bel fresco! Scherzi a parte, mi puoi seguire molto facilmente. Io sono in Italia un paio di volte, a volte 3, all’anno, dipende dai miei impegni, quindi volentieri vengo a Roma. Però lavoro moltissimo Online, anzi l’80% del mio lavoro avviene principalmente online, con tutto il mondo, soprattutto l’Italia, l’Europa, Hong Kong, le Hawaii e chiaramente gli Stati Uniti.  

Giovanni: Cioè devo abituarmi a vederti sullo schermo!

Mylena: Sì! La cosa interessante è che le persone rimangono spesso stranite quando mi incontrano dal vivo dopo avermi conosciuto solo online. Tutti mi dicono che è l’esperienza è identica, perché l’energia che mando dallo schermo è esattamente la stessa.  

Giovanni: e questo io posso confermarlo. 

Mylena: Ogni volta che torno in Italia e incontro di persona i ragazzi, gli studenti e le persone che si sono approcciate a me solo online, voglio verificare a che punto sono con la loro voce e se effettivamente l’online ha funzionato. Infatti all’inizio prima delle oltre 17 mila sessioni di esperienza che ho ora, ero abbastanza dubbiosa anche io sull’efficacia dell’online. Ma tutte le volte che torno c’è la conferma che il metodo Inborn Voice è adatto all’Online: l’esercizio è stato fatto bene, hanno seguito bene. Forse ho un talento, ma quando cerco di comunicare a qualcuno questo grande amore che ho per tutta la vocalità, non solo legata al canto, ma a tutta l’espressività di noi esseri umani, il mio messaggio arriva sempre forte e chiaro.  

Giovanni: praticamente è come adesso che io sono lontano da Leo, dal mio amore, e che lo vivo solo tramite schermo, ma c’è la stessa l’intensità, anche se poi devo riandare di persona a Los Angeles per controllare. Stiamo unendo un po’ di divertimento a dei ragionamenti, ad una struttura mentale ben chiara. Faccio un po’ la parte dell’artista, siccome quello che hai detto rispecchia un modello che non è soltanto tecnico, legato al tuo lavoro, ma penso anche nella vita. Io facendo l’artista, comunico attraverso il video, per cui la mia sensazione deve attraversarlo. Quando si dice “buca il video” e perché anche l’energia deve attraversare il mezzo tecnico e raggiungere chi è a casa. Questa stessa cosa accade nel tuo lavoro.  

Mylena: Esatto, è l’energia di chi sta dietro lo schermo, che se è potente, arriva anche dall’altra parte. Si parla a volte di telepatia e cose similari.  Io amo molto questi argomenti  

Giovanni: Dovremmo aprire un discorso ancora più ampio! Fammi un esempio, cioè adesso io non ho voce, dammi l’abc, fammi fare un esercizio, anche mentale o qualcosa di più fisico che mi può ridare voce. Adesso io la voce sottotono, dovuto al reflusso gastrico e altre varie concause, per cui probabilmente è irritata. Tenendo conto di questa situazione, in questo momento se volessi avere una dinamica più efficace, come impostazione, cosa consiglieresti?  

Mylena: Allora, è molto complesso, però vediamo di creare un esercizio specifico per Giovanni Scialpi. Vediamo di fare questo. Con dispiacere di quelli che guardano il video, ti chiedo di chiudere gli occhi, perché sei una persona molto sensibile e le emozioni passano anche attraverso loro. Io devo usare la tua prima matrice, in un certo senso. Ti chiedo di respirare con il tuo diaframma una decina di volte e ogni volta devi immaginare che questo diaframma stia salendo su una montagna, come hai fatto in Perù durante Pechino Express. Devi immaginare proprio il diaframma che si tonifica a mano a mano che Sali, quindi nel tuo caso, in chiusura. Apertura e Chiusura. Leggero. Deve essere come quei passi che hai fatto per salire con tanta determinazione, durante la trasmissione. Quando ti senti pronto, pensi di essere quasi arrivato. Non voglio che tu sia già arrivato alla fine della salita, ma sei tonico, ti senti tonico durante la salita.  

Giovanni: Prendo il ritmo  

Mylena: Hai già sentito che qualcosa che è cambiato?

Giovanni: soprattutto di testa!  

Mylena: È già diversa anche la voce parlata. Adesso ti chiedo di fare un piccolo passo in più, ripeto questo è l’approccio per te e per la tua particolare sensibilità. Chi è più tecnico, avrà un approccio diverso. Adesso che sei in questo momento, immagina di essere arrivato alla fine di questa montagna. Solo usando la voce, cerca di far risuonare una nota. Io preferisco usare la lettera U, perché mi piace molto. Centra questa nota dalla parte posteriore portandola in avanti sempre immaginando il diaframma che continua a fare la salita ma ora è arrivato. Unendo anche la soddisfazione di aver raggiunto questa montagna. La Tonicità è il segreto. Scegli tu la tua nota.  Ripetilo cinque volte, così tonifichiamo. Cerca di non schiarire nel mentre. Credici! Ora prova a dire una semplice, lentissima.  

Giovanni: You bring me Joy  

Mylena: Hai sentito la differenza? 

Giovanni: Direi!  Devo proprio lavorare sulla tonicità per la ripresa  

Giovanni: Posso riaprire gli occhi?  

Milena: Certo, l’unica cosa che ti dico è che alzi spesso le spalle. Quando inspiri, devi sempre e solo usare il diaframma: leggerissimo. Tutti pensano “spingiamo il diaframma”. No, devi sempre essere morbido. Chiaramente adesso devi tonificare. Quindi apertura e leggero rientro, il diaframma ha bisogno di carezze e con le carezze diventa forte come una roccia!
Quindi ti ho portato un po’ in Perù 

Giovanni: Ero in Equador. Quindi ammettendo, e lo sento già, che la voce, il mio timbro adesso è già cambiato  

Mylena: hai bisogno di vivere questa sensazione di risalita perché la voce, il diaframma, e tutto quello che ti è successo nella vita, e i tuoi fan lo sanno benissimo, ti ha schiacciato e quindi la forza di gravità ti ha portata verso si se, il che non va bene. Chiaramente quando poi abbiamo trovato un centro possiamo giocare su riprendere delle intonazioni più alte, ma lentamente, perché prima devi creare la struttura.

Giovanni: infatti la mia nota era abbastanza medio bassa, ma ora non la riesco a tenere per molti motivi. Perché è irritata, un po’ perché sentivo che c’è un vibrato strano: io di solito ho un vibrato ritmico perfetto. E ho perso anche quello!

Mylena: Quando le corde vocali subiscono quello che hai subito tu, quindi non esagero dicendo fosse una piccola ipotonicità, automaticamente la loro vibrazione perde di tono e ovviamente anche di elasticità. Elasticità è la parola chiave, sempre!

Giovanni: io l’elasticità mentale ce l’ho acutizzata proprio dalla mia esperienza di vita e dal mio lavoro.  

Milena: E l’elasticità sentimentale?  

Giovanni: anche! La cosa che mi manca e che adesso non ce l’ho più vocale. Cioè, quando mi accade che devo fare un concerto non ho problemi, ma in una situazione tranquilla, non riesco. Durante il concerto c’è l’adrenalina che ti arriva, c’è tutta una serie di fattori che combattono questo tipo di disturbo, come dicevi tu e da buon professionista, da vecchio lupo di mare, le onde riesco a cavalcarle.

Mylena: Bravo. Perché in quel momento, quando ritorni verso l’alto, ritornando questa energia, ritorna tutto. Tu hai detto che ti senti elastico a livello sentimentale e sicuramente lo sei, ma dal mio punto di vista quando c’è qualcosa che ti ferisce, tu lo accusi dieci volte di più del normale. Per fortuna il tuo pubblico ti da forza ed energia e tutti i cuoricini che vuoi durante le dirette su Facebook sono proprio quello di cui hai bisogno. Devi lavorarci sopra. Il concetto principale sul quale io lavorerei è proprio questo, quello di dare tonicità e ricredere totalmente anche nella positività dell’aspetto sentimentale  

Giovanni: in questo sta avvenendo. Ripeto vorrei che la voce seguisse questo percorso perché mi sembra che sia rimasta l’ultima ruota del carro e non vorrei che fosse così!  

Mylena: Non deve essere l’ultima ruota del carro! Chiaramente quando noi ci dedichiamo a un sentimento, a un’emozione, che sia un nuovo amore o quello che preferisci, ci porta via la testa e il cuore. Lavora anche sulla parte del diaframma, però l’aspetto fisiologico necessita della ripresa totale. Un po’ come se tu dovessi correre per amore. Una volta riusciresti a farlo senza problemi, però non saresti in grado di ripeterlo cento volte. Questa è la stessa cosa della voce perché essendo tutto muscolare, cartilagineo e via dicendo, ha necessità di tornare tonico, quindi l’emozione dà la carica iniziale, ma poi ci vuole chiaramente l’allenamento.  Se tu vai da Leo a Los Angeles e gli corri incontro felice non è un problema. Prova a ripeterlo 100 volte, come in una canzone mentre canti. Questo esempio è la spinta dell’aspetto emotivo, ma poi ti deve sostenere chiaramente tutto il corpo.  

Giovanni: Ti ringrazio perché questi  confronti, sembrano molto semplici, dato che vengono portati avanti da due persone che sono  un po’ nell’ambiente e si occupano specificatamente di psiche, emozioni e via dicendo, però in realtà solo molto profondi e di ispirazione per chi non usa l’emozione. Io, per esempio conosco, ho conosciuto nella mia vita anche recentemente, senza voler criticare, ma ci sono persone, come Leo, anche Roberto, ma anche lo stesso Ron, che è un amico di vecchia data, che fanno fatica, come dicevi tu, ad essere elastici emotivamente. O meglio lo sono in alcuni momenti, ma poi rientrano nel loro ruolo  

Mylena: Si rientrano nel loro guscio. Express Your Self. E’ veramente il modo più bello per vivere la vita a pieno e guarda caso se la vivi così, ti tornano indietro anche le cose che meriti.  Provare per credere!  

Giovanni: I always express myself! 

Mylena: è importante perché tante tante persone magari imparano, o comunque dicono di voler iniziare a cantare ad usare la mia voce, e si fissano solo sulla tecnica. Lavorano solo sulla parte celebrale e basta.

Giovanni: Io odio quando sento una voce tecnica. Io vedo dei morti, si inaridisce tutto e quindi secondo me, anche per fare una critica anche feroce rispetto al momento storico in cui noi viviamo oggi, si va verso una direzione totalmente contraria a quella che stiamo dicendo noi. In tutto quello che vediamo attraverso i media, i reality, gli altri vocal coach che vedi anche su YouTube. Ogni tanto mi capita che qualcuno mi contatta o mi arriva una pubblicità, ma è tutto basato su una tecnica fredda che non ti dà la possibilità di esprimerti. Questo non è soltanto durante una canzone, ma di esprimerti nella vita!

Milena: Oggi, tra l’altro si arriva anche a creare delle cose fin esagerate nel controllo delle corde vocali con macchine o altro. Questo proprio per soddisfare il concetto razionale di poter raggiungere suoni elevatissimi, suoni strani, suoni stravaganti. Poi però le corde vocali presentano il conto: ecco mi hai usato nel modo scorretto!

Giovanni: Non c’entra nulla, però è un po’ come l’ossessione della bellezza, dell’esteriorità e di un’esteticità che c’è oggi. Per forza devi avere quell’aspetto, devi avere quella staticità vocale. È tutto molto uniformato, tutto molto piatto. Invece io mi ricordo, avendo po’ più gli anni di te, che fino a quando ero piccolo tutta l’espressione artistica, lo dico per le persone che magari non si occupano di arte, era legata all’unicità. Chiaramente l’espressione artistica è legata al tempo in cui questa vive, ogni artista è figlio del suo tempo. Quando ero piccolo si lavorava una vita per essere unico, mentre oggi si lavora due, tre anni per essere uguale a tutti gli altri. È un controsenso!  

Mylena: E’ vero. In fondo quando abbiamo dei cantanti che ancora andiamo a guardare, anche se non sono  più giovanissimi, cos’hanno di più rispetto quelli moderni? Hanno quel quid, hanno quell’emozione, perché non hanno sviluppato soltanto il corpo come strumento tecnico, non devono dimostrare che raggiungono quella nota piuttosto che quel suono, e non si fanno del male per sodisfare l’ego.  Hanno invece completamente rispettato se stessi e hanno unito il corpo a quello che in realtà ci tiene in vita, che è la nostra anima. Qui possiamo disquisire dagli antichi Greci fino chissà quando, la nostra anima si unisce al corpo e ha la forza di mantenere di far esistere la sua espressività. Questo fa sì che l’anima e il corpo siano vere e proseguano, e il pubblico lo percepisce. Chi invece si ferma solo sul quell’ambito tecnico, poi finiscono.  Muoiono perché non hanno l’anima, l’hanno abbandonata.  

Giovanni: In infatti ancora oggi dico che la condizione di cantate è precaria nel senso che potrei sviluppare la mia artisticità e la mia emotività, ovviamente attraverso la voce, perché è uno strumento dotato di grande emozione, però cerco di allargare gli orizzonti anche perché l’età mi permette di poter restare più aperto a 360°. 

Mylena: Tra l’altro una cosa che potrebbe essere interessante. Negli Stati Uniti mi chiamano spesso per lavorare sulla Voice versus aging, l’invecchiamento della voce, perché si accorgono che con il tempo la vocalità cambia, la voce scende, anche senza avere nessun trauma. Dopo i 65 anni, cosa succede? Cambiano solo gli ormoni? Sicuramente subiamo un passaggio di cambiamento ormonale, ma un mio cliente di 65 anni, che adoro tantissimo, dopo un po’ di fatica per fargli comprendere il mio insegnamento, e non è stato facile, mi ha detto questa frase che secondo me è fondamentale: “tu mi hai insegnato”, lo dico tra virgolette perché io non insegno niente, tutto è già dentro di noi, io mi limito a riportarlo alla superficie. Poi continua dicendo “Adesso ho capito che voce corrisponde ad energia”, tu mi hai ridato la mia voce e con esser è ritornata la mia energia e mi sento più giovane di 10 anni!” È tornato a giocare a tennis! Tutto questo è vero perché la nostra voce è una vibrazione.  

Giovanni Scialpi: Allora, io partirei da una domanda che ti faccio a livello semplicemente tecnico, ma poi sviluppiamo tutto il discorso legato al tuo lavoro, ovvero che la voce è solo una questione di tecnica, ma è qualcosa di più profondo, introspettivo. Prendo la scusa nel fatto che da quando ho messo il pace-maker, quindi da quando sono diventato cardiopatico, il mio fiato si è accorciato.  Accorciandosi il fiato, automaticamente anche la potenza della mia voce è diminuita.

Mylena Vocal coach: Assolutamente!  

Giovanni: E adesso che si fa?  

Mylena: Bisogna andare ad individuare quanto fiato hai perso, come lo hai perso, per poi cercare di ripristinare, chiaramente entro i termini di quello che è possibile fare in seguito a quello che ti è accaduto. Quando si subisce qualcosa di traumatico nel proprio corpo, ogni persona lo elabora in modi diversi. Qualcuno si comporta esattamente come se non fosse successo nulla, qualcuno si comporta con più leggerezza di prima, qualcuno invece lo porta come un grande macigno. Io penso questo sia proprio il tuo caso! 

Giovanni: Io penso sia giusta la terza ipotesi: il grande macigno! 

Mylena: Un grande macigno perché l’impatto non è solo dal punto di vista fisiologico, ma anche dal punto di vista interiore. Questo macigno appesantisce costantemente la respirazione, che è il desiderio di esistere, vivere, credere nella vita, quindi anche diaframma stesso ne subisce le conseguenze e tende ad essere meno elastico, più appesantito, il che porta direttamente ad avere un fiato più corto.  

Giovanni: Centra qualcosa, perdonami se ti interrompo, il fatto che qualche volta mi trovo ad andare in apnea?  

Milena: Assolutamente sì. Andare in apnea significa sempre non usare correttamente la respirazione, il ritmo e il flusso d’aria che raggiunge le nostre corde vocali. Di conseguenza le corde vocali non vengano più sostenute come d’abitudine e quindi comincino a preferire più le note basse piuttosto che quelle più toniche e centrali.  

Giovanni: Infatti a me capita questo. Però è strano questo paradosso, perché se tu pensi che io ho un pace-maker che mi scandisce un ritmo, io dovrei avere più voce di prima, dato che prima il mio ritmo era comunque rallentato.  Certo, non avevo un’extra sistole, anche se ho un piccolo soffio al cuore che porta un’aritmia, però ci convivo da quando sono nato per cui la mia respirazione era comunque naturale, dato che iniziato a prendere fiato in quelle circostanze. Però ultimamente mi sento completamente spiazzato sui fiati, addirittura arrivo, anche per un fatto mentale, a cantare la frase normalmente, per poi arrivare con un filo di fiato alla chiusura: non riesco a finirla!

Mylena: Hai memorizzato la respirazione necessaria a quella frase e adesso con il fatto ridotto, con la respirazione cambiata in conseguenza all’operazione e a tanti altri elementi annessi e connessi, il tuo diaframma sta cercando ancora di riprodurre le stesse prestazioni, ma non ha più lo stesso ritmo che avevi prima, ma uno nuovo, non è più il tuo, mati è stato aggiunto artificialmente.

Giovanni: e poi anche meccanico, non è umano.  

Mylena: Il ritmo è assolutamente un elemento principale per sviluppare l’elasticità, quindi se è meccanico, difficilmente è molto elastico, mentre il diaframma, fin da quando nasciamo, ha una consistenza davvero elastica. 

Giovanni: Adesso faccio una battuta di spirito.  O vengo a Boston io, o vieni a Roma tu.  Come faccio a seguirti?  

Mylena: Vieni a Boston che fa bel fresco! Scherzi a parte, mi puoi seguire molto facilmente. Io sono in Italia un paio di volte, a volte 3, all’anno, dipende dai miei impegni, quindi volentieri vengo a Roma. Però lavoro moltissimo Online, anzi l’80% del mio lavoro avviene principalmente online, con tutto il mondo, soprattutto l’Italia, l’Europa, Hong Kong, le Hawaii e chiaramente gli Stati Uniti.  

Giovanni: Cioè devo abituarmi a vederti sullo schermo!

Mylena: Sì! La cosa interessante è che le persone rimangono spesso stranite quando mi incontrano dal vivo dopo avermi conosciuto solo online. Tutti mi dicono che è l’esperienza è identica, perché l’energia che mando dallo schermo è esattamente la stessa.  

Giovanni: e questo io posso confermarlo. 

Mylena: Ogni volta che torno in Italia e incontro di persona i ragazzi, gli studenti e le persone che si sono approcciate a me solo online, voglio verificare a che punto sono con la loro voce e se effettivamente l’online ha funzionato. Infatti all’inizio prima delle oltre 17 mila sessioni di esperienza che ho ora, ero abbastanza dubbiosa anche io sull’efficacia dell’online. Ma tutte le volte che torno c’è la conferma che il metodo Inborn Voice è adatto all’Online: l’esercizio è stato fatto bene, hanno seguito bene. Forse ho un talento, ma quando cerco di comunicare a qualcuno questo grande amore che ho per tutta la vocalità, non solo legata al canto, ma a tutta l’espressività di noi esseri umani, il mio messaggio arriva sempre forte e chiaro.  

Giovanni: praticamente è come adesso che io sono lontano da Leo, dal mio amore, e che lo vivo solo tramite schermo, ma c’è la stessa l’intensità, anche se poi devo riandare di persona a Los Angeles per controllare. Stiamo unendo un po’ di divertimento a dei ragionamenti, ad una struttura mentale ben chiara. Faccio un po’ la parte dell’artista, siccome quello che hai detto rispecchia un modello che non è soltanto tecnico, legato al tuo lavoro, ma penso anche nella vita. Io facendo l’artista, comunico attraverso il video, per cui la mia sensazione deve attraversarlo. Quando si dice “buca il video” e perché anche l’energia deve attraversare il mezzo tecnico e raggiungere chi è a casa. Questa stessa cosa accade nel tuo lavoro.  

Mylena: Esatto, è l’energia di chi sta dietro lo schermo, che se è potente, arriva anche dall’altra parte. Si parla a volte di telepatia e cose similari.  Io amo molto questi argomenti  

Giovanni: Dovremmo aprire un discorso ancora più ampio! Fammi un esempio, cioè adesso io non ho voce, dammi l’abc, fammi fare un esercizio, anche mentale o qualcosa di più fisico che mi può ridare voce. Adesso io la voce sottotono, dovuto al reflusso gastrico e altre varie concause, per cui probabilmente è irritata. Tenendo conto di questa situazione, in questo momento se volessi avere una dinamica più efficace, come impostazione, cosa consiglieresti?  

Mylena: Allora, è molto complesso, però vediamo di creare un esercizio specifico per Giovanni Scialpi. Vediamo di fare questo. Con dispiacere di quelli che guardano il video, ti chiedo di chiudere gli occhi, perché sei una persona molto sensibile e le emozioni passano anche attraverso loro. Io devo usare la tua prima matrice, in non certo senso. Ti chiedo di respirare con il tuo diaframma una decina di volte e ogni volta devi immaginare che questo diaframma stia salendo su una montagna, come hai fatto in Perù durante Pechino Express. Devi immaginare proprio il diaframma che si tonifica a mano a mano che Sali, quindi nel tuo caso, in chiusura. Apertura e Chiusura. Leggero. Deve essere come quei passi che hai fatto per salire con tanta determinazione, durante la trasmissione. Quando ti senti pronto, pensi di essere quasi arrivato. Non voglio che tu sia già arrivato alla fine della salita, ma sei tonico, ti senti tonico durante la salita.  

Giovanni: Prendo il ritmo  

Mylena: Hai già sentito che qualcosa che è cambiato?

Giovanni: soprattutto di testa!  

Mylena: È già diversa anche la voce parlata. Adesso ti chiedo di fare un piccolo passo in più, ripeto questo è l’approccio per te e per la tua particolare sensibilità. Chi è più tecnico, avrà un approccio diverso. Adesso che sei in questo momento, immagina di essere arrivato alla fine di questa montagna. Solo usando la voce, cerca di far risuonare una nota. Io preferisco usare la lettera U, perché mi piace molto. Centra questa nota dalla parte posteriore portandola in avanti sempre immaginando il diaframma che continua a fare la salita ma ora è arrivato. Unendo anche la soddisfazione di aver raggiunto questa montagna. La Tonicità è il segreto. Scegli tu la tua nota.  Ripetilo cinque volte, così tonifichiamo. Cerca di non schiarire nel mentre. Credici! Ora prova a dire una semplice, lentissima.  

Giovanni: You bring me Joy  

Mylena: Hai sentito la differenza? 

Giovanni: Direi!  Devo proprio lavorare sulla tonicità per la ripresa  

Giovanni: Posso riaprire gli occhi?  

Milena: Certo, l’unica cosa che ti dico è che alzi spesso le spalle. Quando inspiri, devi sempre e solo usare il diaframma: leggerissimo. Tutti pensano “spingiamo il diaframma”. No, devi sempre essere morbido. Chiaramente adesso devi tonificare. Quindi apertura e leggero rientro, il diaframma ha bisogno di carezze e con le carezze diventa forte come una roccia!
Quindi ti ho portato un po’ in Perù 

Giovanni: Ero in Equador. Quindi ammettendo, e lo sento già, che la voce, il mio timbro adesso è già cambiato  

Mylena: hai bisogno di vivere questa sensazione di risalita perché la voce, il diaframma, e tutto quello che ti è successo nella vita, e i tuoi fan lo sanno benissimo, ti ha schiacciato e quindi la forza di gravità ti ha portata verso si se, il che non va bene. Chiaramente quando poi abbiamo trovato un centro possiamo giocare su riprendere delle intonazioni più alte, ma lentamente, perché prima devi creare la struttura.

Giovanni: infatti la mia nota era abbastanza medio bassa, ma ora non la riesco a tenere per molti motivi. Perché è irritata, un po’ perché sentivo che c’è un vibrato strano: io di solito ho un vibrato ritmico perfetto. E ho perso anche quello!

Mylena: Quando le corde vocali subiscono quello che hai subito tu, quindi non esagero dicendo fosse una piccola ipotonicità, automaticamente la loro vibrazione perde di tono e ovviamente anche di elasticità. Elasticità è la parola chiave, sempre!

Giovanni: io l’elasticità mentale ce l’ho acutizzata proprio dalla mia esperienza di vita e dal mio lavoro.  

Milena: E l’elasticità sentimentale?  

Giovanni: anche! La cosa che mi manca e che adesso non ce l’ho più vocale. Cioè, quando mi accade che devo fare un concerto non ho problemi, ma in una situazione tranquilla, non riesco. Durante il concerto c’è l’adrenalina che ti arriva, c’è tutta una serie di fattori che combattono questo tipo di disturbo, come dicevi tu e da buon professionista, da vecchio lupo di mare, le onde riesco a cavalcarle.

Mylena: Bravo. Perché in quel momento, quando ritorni verso l’alto, ritornando questa energia, ritorna tutto. Tu hai detto che ti senti elastico a livello sentimentale e sicuramente lo sei, ma dal mio punto di vista quando c’è qualcosa che ti ferisce, tu lo accusi dieci volte di più del normale. Per fortuna il tuo pubblico ti da forza ed energia e tutti i cuoricini che vuoi durante le dirette su Facebook sono proprio quello di cui hai bisogno. Devi lavorarci sopra. Il concetto principale sul quale io lavorerei è proprio questo, quello di dare tonicità e ricredere totalmente anche nella positività dell’aspetto sentimentale  

Giovanni: in questo sta avvenendo. Ripeto vorrei che la voce seguisse questo percorso perché mi sembra che sia rimasta l’ultima ruota del carro e non vorrei che fosse così!  

Mylena: Non deve essere l’ultima ruota del carro! Chiaramente quando noi ci dedichiamo a un sentimento, a un’emozione, che sia un nuovo amore o quello che preferisci, ci porta via la testa e il cuore. Lavora anche sulla parte del diaframma, però l’aspetto fisiologico necessita della ripresa totale. Un po’ come se tu dovessi correre per amore. Una volta riusciresti a farlo senza problemi, però non saresti in grado di ripeterlo cento volte. Questa è la stessa cosa della voce perché essendo tutto muscolare, cartilagineo e via dicendo, ha necessità di tornare tonico, quindi l’emozione dà la carica iniziale, ma poi ci vuole chiaramente l’allenamento.  Se tu vai da Leo a Los Angeles e gli corri incontro felice non è un problema. Prova a ripeterlo 100 volte, come in una canzone mentre canti. Questo esempio è la spinta dell’aspetto emotivo, ma poi ti deve sostenere chiaramente tutto il corpo.  

Giovanni: Ti ringrazio perché questi  confronti, sembrano molto semplici, dato che vengono portati avanti da due persone che sono  un po’ nell’ambiente e si occupano specificatamente di psiche, emozioni e via dicendo, però in realtà solo molto profondi e di ispirazione per chi non usa l’emozione. Io, per esempio conosco, ho conosciuto nella mia vita anche recentemente, senza voler criticare, ma ci sono persone, come Leo, anche Roberto, ma anche lo stesso Ron, che è un amico di vecchia data, che fanno fatica, come dicevi tu, ad essere elastici emotivamente. O meglio lo sono in alcuni momenti, ma poi rientrano nel loro ruolo  

Mylena: Si rientrano nel loro guscio. Express Your Self. E’ veramente il modo più bello per vivere la vita a pieno e guarda caso se la vivi così, ti tornano indietro anche le cose che meriti.  Provare per credere!  

Giovanni: I always express myself! 

Mylena: è importante perché tante tante persone magari imparano, o comunque dicono di voler iniziare a cantare ad usare la mia voce, e si fissano solo sulla tecnica. Lavorano solo sulla parte celebrale e basta.

Giovanni: Io odio quando sento una voce tecnica. Io vedo dei morti, si inaridisce tutto e quindi secondo me, anche per fare una critica anche feroce rispetto al momento storico in cui noi viviamo oggi, si va verso una direzione totalmente contraria a quella che stiamo dicendo noi. In tutto quello che vediamo attraverso i media, i reality, gli altri vocal coach che vedi anche su YouTube. Ogni tanto mi capita che qualcuno mi contatta o mi arriva una pubblicità, ma è tutto basato su una tecnica fredda che non ti dà la possibilità di esprimerti. Questo non è soltanto durante una canzone, ma di esprimerti nella vita!

Milena: Oggi, tra l’altro si arriva anche a creare delle cose fin esagerate nel controllo delle corde vocali con macchine o altro. Questo proprio per soddisfare il concetto razionale di poter raggiungere suoni elevatissimi, suoni strani, suoni stravaganti. Poi però le corde vocali presentano il conto: ecco mi hai usato nel modo scorretto!

Giovanni: Non c’entra nulla, però è un po’ come l’ossessione della bellezza, dell’esteriorità e di un’esteticità che c’è oggi. Per forza devi avere quell’aspetto, devi avere quella staticità vocale. È tutto molto uniformato, tutto molto piatto. Invece io mi ricordo, avendo po’ più gli anni di te, che fino a quando ero piccolo tutta l’espressione artistica, lo dico per le persone che magari non si occupano di arte, era legata all’unicità. Chiaramente l’espressione artistica è legata al tempo in cui questa vive, ogni artista è figlio del suo tempo. Quando ero piccolo si lavorava una vita per essere unico, mentre oggi si lavora due, tre anni per essere uguale a tutti gli altri. È un controsenso!  

Mylena: E’ vero. In fondo quando abbiamo dei cantanti che ancora andiamo a guardare, anche se non sono  più giovanissimi, cos’hanno di più rispetto quelli moderni? Hanno quel quid, hanno quell’emozione, perché non hanno sviluppato soltanto il corpo come strumento tecnico, non devono dimostrare che raggiungono quella nota piuttosto che quel suono, e non si fanno del male per sodisfare l’ego.  Hanno invece completamente rispettato se stessi e hanno unito il corpo a quello che in realtà ci tiene in vita, che è la nostra anima. Qui possiamo disquisire dagli antichi Greci fino chissà quando, la nostra anima si unisce al corpo e ha la forza di mantenere di far esistere la sua espressività. Questo fa sì che l’anima e il corpo siano vere e proseguano, e il pubblico lo percepisce. Chi invece si ferma solo sul quell’ambito tecnico, poi finiscono.  Muoiono perché non hanno l’anima, l’hanno abbandonata.  

Giovanni: In infatti ancora oggi dico che la condizione di cantate è precaria nel senso che potrei sviluppare la mia artisticità e la mia emotività, ovviamente attraverso la voce, perché è uno strumento dotato di grande emozione, però cerco di allargare gli orizzonti anche perché l’età mi permette di poter restare più aperto a 360°. 

Mylena: Tra l’altro una cosa che potrebbe essere interessante. Negli Stati Uniti mi chiamano spesso per lavorare sulla Voice versus aging, l’invecchiamento della voce, perché si accorgono che con il tempo la vocalità cambia, la voce scende, anche senza avere nessun trauma. Dopo i 65 anni, cosa succede? Cambiano solo gli ormoni? Sicuramente subiamo un passaggio di cambiamento ormonale, ma un mio cliente di 65 anni, che adoro tantissimo, dopo un po’ di fatica per fargli comprendere il mio insegnamento, e non è stato facile, mi ha detto questa frase che secondo me è fondamentale: “tu mi hai insegnato”, lo dico tra virgolette perché io non insegno niente, tutto è già dentro di noi, io mi limito a riportarlo alla superficie. Poi continua dicendo “Adesso ho capito che voce corrisponde ad energia”, tu mi hai ridato la mia voce e con esser è ritornata la mia energia e mi sento più giovane di 10 anni!” È tornato a giocare a tennis! Tutto questo è vero perché la nostra voce è una vibrazione.  

Giovanni: bisogna che venga con Leo e faccia una capatina!

Mylena: Altrimenti vengo io a Los Angeles, che è anche meglio. Boston è bella fredda!  

Giovanni: si può prendere un weekend dove io bendo Leo per fargli una sorpresa e lo sbendo dove dico io, scegliamo una location, un posto, mi piacerebbe tanto parlare insieme a Leo e a te anche perché io e lui parliamo di queste cose. Fin da subito c’è capitato di parlare di queste cose come con te, quindi potrebbe essere utile.  E’ stato bello fare questa chiacchierata, quasi una lezione, un incontro lezione, che proseguirà a questo punto virtualmente perché tu riparti  

Mylena: Si io riparto il 15 giugno, poi tu sarai a LA e magari questa estate vengo ad a trovarti.

Giovanni: speriamo perché conto di tornare a LA!  Sono felice! Ti posso dare un abbraccio?  Grazie te di questo incontro bellissimo: quando le anime si somigliano, si pigliano  

Mylena e Giovanni: Salutiamo! Ciao!

Mylena: Tra l’altro una cosa che potrebbe essere interessante. Negli Stati Uniti mi chiamano spesso per lavorare sulla Voice versus aging, l’invecchiamento della voce, perché si accorgono che con il tempo la vocalità cambia, la voce scende, anche senza avere nessun trauma. Dopo i 65 anni, cosa succede? Cambiano solo gli ormoni? Sicuramente subiamo un passaggio di cambiamento ormonale, ma un mio cliente di 65 anni, che adoro tantissimo, dopo un po’ di fatica per fargli comprendere il mio insegnamento, e non è stato facile, mi ha detto questa frase che secondo me è fondamentale: “tu mi hai insegnato”, lo dico tra virgolette perché io non insegno niente, tutto è già dentro di noi, io mi limito a riportarlo alla superficie. Poi continua dicendo “Adesso ho capito che voce corrisponde ad energia”, tu mi hai ridato la mia voce e con esser è ritornata la mia energia e mi sento più giovane di 10 anni!” È tornato a giocare a tennis! Tutto questo è vero perché la nostra voce è una vibrazione.  

Giovanni: bisogna che venga con Leo e faccia una capatina!

Mylena: Altrimenti vengo io a Los Angeles, che è anche meglio. Boston è bella fredda!  

Giovanni: si può prendere un weekend dove io bendo Leo per fargli una sorpresa e lo sbendo dove dico io, scegliamo una location, un posto, mi piacerebbe tanto parlare insieme a Leo e a te anche perché io e lui parliamo di queste cose. Fin da subito c’è capitato di parlare di queste cose come con te, quindi potrebbe essere utile.  E’ stato bello fare questa chiacchierata, quasi una lezione, un incontro lezione, che proseguirà a questo punto virtualmente perché tu riparti  

Mylena: Si io riparto il 15 giugno, poi tu sarai a LA e magari questa estate vengo ad a trovarti.

Giovanni: speriamo perché conto di tornare a LA!  Sono felice! Ti posso dare un abbraccio?  Grazie te di questo incontro bellissimo: quando le anime si somigliano, si pigliano  

Mylena e Giovanni: Salutiamo! Ciao!

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