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  • Insegno a utilizzare la voce anche per trovare lavoro – Intervista per Libero

Per chi non avesse avuto modo di leggere l’Intervista che ho rilasciato per il Quotidiano Libero, ecco la sua riproduzione integrale.

Milena era una bimba di sei anni e cantava nel coro della chiesa di Busto Arsizio quando un organista udì la sua voce e disse: «È qualcosa di fantastico». Si pensa di tanti, lo so, ma quella ragazzina graziosa e solare aveva un che di geniale che le faceva salire d’un fiato i gradini della scala musicale e parlare direttamente con Dio. Poteva cantare come un usignolo. Oppure insegnare agli altri a farlo. Al punto che dopo qualche anno di lezioni agli amici e una prima esperienza da missionaria dettata dalla sua grande fede in Dio scelse di non aver figli e di “adottare” tutte le voci del mondo. Milena Origgi ha creato il metodo l’InbornVoice (“la voce che è nata assieme a te”, ndr) che è la salvezza di ogni anima persa e disperata che non trova la voce, tentenna e stona. Le è valso il permesso di soggiorno americano destinato ai geni (anche Einstein l’ha avuto). E si applica a tutti: il capo d’azienda o il cantante (c’è anche il sito, www.inbornvoice.com). «Non c’è nessuna voce sbagliata semmai è il contesto. Io aiuto ad armonizzare la voce con l’anima».

Mi chiama da Boston, dove vive e lavora da 12 anni rivendicando con orgoglio le sue origini bustocche, e anche se non lo dice chiaramente si mette in ascolto della mia voce.

Sono tremendamente stonata… avrò perso il contatto con la mia anima?

«Pochi sanno che uno dei tenori più famosi al mondo ha iniziato a cantare perché aveva seri problemi di udito ed era stonato più di una campana. Tutti possono imparare, l’importante è preservare la salute delle corde vocali. Ricevo centinaia di mail di persone che hanno compromesso la voce in seguito a qualche “corso di canto” sbagliato. La maggioranza non riesce più a parlare o a lavorare».

Ma cos’è una vocal coach… 

«Purtroppo in Italia c’è grande confusione perché a causa di trasmissioni come XFactor, praticamente tutti gli insegnanti di canto si sono auto promossi al ruolo di Vocal Coach. Questo non corrisponde a realtà. La maggioranza di loro non fa altro che del costoso karaoke. Pensano che basti qualche dote da intrattenitore per insegnare. Ma non si fanno scrupoli nel rovinare la voce a qualcuno. Il mio lavoro è diverso. Si prende cura dell’intera persona e della sua voce per cercare di liberare l’espressività personale dalle costrizioni o dagli insegnamenti sbagliati». 

E in cosa consiste il metodo InbornVoice. 

«È una profonda innovazione rispetto alla formazione vocale classica, che era vecchia di 200 anni. Il mio metodo ha due capisaldi in netto contrasto anche con gli altri metodi. Il primo è che non miro ad insegnare nulla di nuovo ai miei allievi, ma a rimuovere quello che negli anni hanno appreso e che è controproducente. Il secondo è che tutto il mio lavoro passa per l’aspetto emozionale, non attraverso il pensiero cognitivo. La voce non mente mai, mentre tutti sappiamo che la nostra mente, mente». 

Ci parli dei suoi clienti.

«La maggior parte sono più famosi dei cantanti moderni. Insegno a tenere discorsi ai manager e ai professionisti delle principali società del mondo. Mi manca solo un’azienda tra le top 10 di Forbes. Ma tengo sempre spazi riservati a persone comuni, soprattutto coppie con problemi o mamme».

Quali cantanti ha aiutato? 

«Tanti, uno ha anche vinto un Grammy. La cosa che più mi piace del mio lavoro è che da giovane avevo anch’io degli idoli tra i cantanti famosi e oggi, per alcuni, sono diventata la loro Vocal Coach».

E in un’azienda? Quanto conta la voce?

«Pochi sanno che a causa di qualche barriera comunicativa le aziende perdono tempo, denaro e clienti. Mediamente le imprese in cui vado a fare formazione vocale di gruppo, ottengono un aumento della redditività pari o superiore al 47%».

Un capo che voce ha?

«Un capo deve avere una voce rassicurante. La linea di demarcazione tra amicizia e nemico è labile. Bisogna fare comprendere ai dipendenti che su di lui si può contare, che gli si può riportare anche un “problema” senza incorrere in punizioni, e allo stesso tempo deve trasmettere con chiarezza le aspettative e gli obiettivi da raggiungere».

La voce aiuta la carriera? 

«La voce è tutto. Dal primo colloquio di assunzione in poi, tutti se la giocano solo attraverso le proprie capacità di comunicazione. Puoi essere anche laureato con 110 e lode, ma se non sei in grado di “venderti”, di comunicare i tuoi valori e le tue emozioni, non solo non farai carriera, ma non verrai assunto».

Cantare è la forma più profonda di comunicazione? 

«Serve a non pensare e a lasciare fluire le emozioni». 

Lei canta ancora? 

«Per lo più ad eventi privati. O in chiesa, a piena voce. Amo cantare l’Ave Maria in latino».

La sua carriera in poche righe.

«Sono nata bambina prodigio, ho studiato tante materie, anche non ortodosse come la medicina e le lingue orientali. Il destino mi ha voluto Vocal Coach. Tutto è partito per scherzo, quando un imprenditore milanese chiese il mio intervento per una sua “scommessa”. Da lì il mio successo e il relativo passaparola mi ha portato a diventare la Vocal Coach più famosa al mondo».

La voce come deve essere oggi? Chiara? Forte? 

«La voce di oggi deve essere VERA. Unica. Spesso gli insegnanti di canto creano voci tutte uguali. A cosa serve avere un clone di Elisa? La tua voce deve raccontarmi chi sei, in cosa credi. Per questo il mio metodo si chiama InbornVoice, la voce che è nata assieme a te».

C’è una voce per tutto? 

«C’è un’emozione giusta per ogni situazione e c’è la necessità di comunicarla attraverso la voce. Non si può parlare ai figli come si parla a un consiglio di amministrazione. Non è questione di impostazione vocale, ma di emozioni da cui attingere». 

Meglio alzare o abbassare la voce?

«Sono diventata famosa anche perché tra gli esercizi che insegno ai miei allievi ce ne sono alcuni “silenziosi”. La percezione del volume della propria voce è distorta dalla società. Gran parte dei miei clienti sono 30enni e tutti hanno avuto dei genitori che hanno imposto loro di fare silenzio. Quando chiedo loro di parlare, lo fanno sottovoce. Se gli chiedo di usare un volume più alto, sono convinti di urlare. La voce umana ha caratteristiche tecniche per cui se viene “sottoutilizzata” o sforzata non è in grado di esprimere a pieno le sue potenzialità e questo crea problemi vocali».

Può una voce migliorare un matrimonio? 

«Certamente… L’organo fonatorio più importante è l’orecchio. Io insegno alle coppie ad ascoltare l’InbornVoice dell’altra parte prima che la propria. Una volta che si è imparato ad ascoltare in questa modalità il partner, diventa impossibile litigare. Certo agli uomini ogni tanto capita che gli si “chiuda una vena” nel cervello e perdono le staffe, ma se la donna impara ad ascoltare, comprende che sono in un loop temporaneo…».

Le donne sono spesso accusate di avere voci da galline.

«Le voci da gallina sono spesso collegate al gossip. La competizione tra più donne che vogliono dire la loro le porta ad acquisire vocalità prevaricanti e tonalità acute che poi si portano dietro nella vita quotidiana. Basterebbe poco per imparare a fare del gossip in modo ordinato». 

Tre regole per educare la voce …

«1)Evitare di seguire videocorsi. Per educare la voce occorre l’interazione con un mentore di spessore. 2) bere tanta acqua 3)Se si prova dolore alla gola, prima, durante o dopo un discorso, è bene cercare l’aiuto di un valido Vocal Coach».

Un caso disperato che ricorda.

«Una volta è venuta da me una mamma preoccupata perché suo figlio, di 4 anni, non parlava. Molti medici etichettavano il caso come autismo. Mi ci è voluto un incontro di un’ora per sbloccare la situazione».

Una voce che l’ha colpita.

«Tra le voci italiane più belle cito sempre Massimo Ranieri. Voce espressiva e in grado di prestazioni al di fuori dell’ordinario. Tra le voci che apprezzo di più qui in America c’è Denzel Washington».

Per l’America lei è un genio. 

«Questa è una delle mie più grandi soddisfazioni. Hanno assegnato a me lo stesso riconoscimento che all’epoca avevano dato ad Einstein. Certo non è stato semplice. Ma hanno riconosciuto le mie “abilità straordinarie” nel campo del Vocal Coaching. Normalmente chi ottiene la carta verde è sponsorizzato da un’azienda. Pochissimi si presentano all’immigrazione senza sponsor. Io sono stata una delle 614 approvate tra le 150mila richiesta ricevute».

Dica la verità, meglio il silenzio di una voce stonata? 

«Meglio il silenzio di una voce che non ha nulla da dire».

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