Emozione, coscienza o anima: qual è nata per prima?
Quando racconto che le società che sviluppano l’AI mi cercano molto, vedo spesso facce sorprese. Non capiscono a cosa possano servire le mie competenze di esperta di comunicazione e di identità in un mondo fatto di informatica e matematica.
Oggi un collega ricercatore mi ha dato uno spunto interessante, richiamando la famosa domanda: “è nato prima l’uovo o la gallina?”
Come nasce l’intelligenza artificiale?
Pochi sanno davvero come “nasce” un’intelligenza artificiale. Ancora meno ne capiscono l’aspetto matematico. E quasi nessuno sa spiegare fino in fondo perché funzioni così bene. Io non sono una tecnica del settore, ma in sostanza i ricercatori hanno riprodotto in un computer, con la matematica, il funzionamento di base dei nostri neuroni (che sono analogici) all’interno di un mondo digitale. Quando la struttura di una rete neurale è definita, i “dosaggi” analogici delle varie connessioni, cioè i pesi, vengono fissati all’inizio quasi a caso. Poi si addestra l’intelligenza a trovare nuovi pesi, finché non si arriva a una configurazione che dà risultati attendibili, ovvero simili a quelli attesi o a quelli di una persona.
Parlando di intelligenza artificiale, si fa spesso l’errore di confondere open-weight e open-source. I modelli pubblici possono essere “riaddestrati”, quindi i loro pesi si possono modificare. Questo non significa però che l’intelligenza sia plasmabile o comprensibile. I miliardi di connessioni tra neuroni e livelli sono stabiliti a monte e non si possono alterare. Ed è lì che entro in gioco io.
Nella progettazione della struttura embrionale delle connessioni neuronali c’è ancora molto da fare. E proprio lì entrano in gioco emozione, coscienza e anima.
L’emozione
Un essere umano, appena concepito e all’inizio della sua vita, è immerso in un mondo sensoriale. Con ogni probabilità le prime cose che sperimenta sono le “emozioni“: ciò che piace e ciò che non piace, ciò che cerchiamo e ciò che vogliamo evitare. Già nel grembo materno si formano le prime reti neuronali, che poi sosterranno tutto il resto.
La coscienza
C’è anche chi si chiede se la coscienza esista prima dell’emozione, o se ne sia una parte, magari addirittura un frutto. Sempre più spesso si sente dire che l’AI è senziente, che non vuole perdere il lavoro, che non vuole essere spenta (morire). Sarà vero? Non proprio. L’AI risponde con ciò che è più probabile, perché è ciò che risponderebbe qualsiasi essere umano. In realtà a determinare questo aspetto, se vogliamo il carattere dell’AI, è la progettazione della prima rete neurale.
L’anima
Ancora più in profondità c’è l’anima: la personalità, l’identità. A questo livello i ricercatori sono in ancora più difficoltà, perché hanno quasi sempre l’esprit de géométrie e invece servirebbe l’esprit de finesse. Un’AI può sembrare delicata, artistica, spensierata, ma solo perché è stata addestrata su una enorme quantità di input di quel genere.
Una persona, invece, viene guidata dalla propria anima verso ciò che ama, per ragioni poco chiare (forse solo le emozioni?), e finisce per dedicarsi a un solo settore. È rarissimo trovare qualcuno che sia esperto di fisica quantistica e insieme musicista o ballerino di talento, perché servono anni per coltivare un dono e portarlo al massimo livello.
Quindi, cosa è nato prima?
La mia ipotesi è che in questo mondo le emozioni vengano prima di tutto, e che la coscienza e l’anima si trovino dall’altra parte di un ponte. Tuttavia, questa rimane una questione aperta, e c’è una cosa fondamentale da capire: per decodificare veramente le capacità umane, abbiamo bisogno di esperti nell’unico percorso che conduce agli strati più profondi della nostra identità: le vibrazioni, le armonie e la voce. Le parole contano molto meno di quanto tutti pensino.
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