Come liberare la voce naturale: intervista a Milena Origgi per Destination Weekend su Rai Radio 1

Vuoi migliorare la voce, superare il blocco vocale e comunicare con autenticità?
In questa intervista esclusiva su Rai Radio 1, Milena Origgi, vocal coach internazionale e fondatrice del metodo Inborn Voice, spiega come liberare la propria voce naturale, vincere l’ansia da parlare in pubblico e trasformare la voce in uno strumento di crescita personale e professionale.

🎧 Ascolta l’intervista completa su RaiPlay: Cerca “Milena Origgi, The Voice Guru” su RaiPlay, troverai la trasmissione del venerdì di Rai Valle d’Aosta su Radio 1, dedicata ad attualità, eventi, cultura e identità del territorio, con uno sguardo al fine settimana condotta da Katia Berruquier.

Potete leggere la trascrizione integrale della mia intervista qui sotto.

Rai, sede regionale per la Valle d’Aosta.
Rai, siège régional pour la Vallée d’Aoste.

Cos’è esattamente il metodo Inborn Voice?

[Katia] Buongiorno a tutti, bentornati a Destination Weekend. Questo è il nostro salotto radiofonico del venerdì, in onda su Radio 1 negli spazi di Rai VDA, in diretta dallo studio RF2 della Rai, sede regionale per la Valle d’Aosta. Al microfono Katia Berruquier, parte tecnica oggi curata da Riccardo Mollo. Vi aspetto qui tra poco. Bentornati anche oggi a Destination Weekend. Siamo insieme il venerdì per condividere esperienze, pensieri, percorsi, per esplorare la nostra regione tra appuntamenti, eventi e occasioni con uno sguardo speciale a quello che accade nel fine settimana, ma anche lo sapete, per riflettere insieme sul tempo che viviamo, su quello che ci aspetta, su come cambia il mondo intorno a noi, tra società, cultura, radici e trasformazioni. Allora, oggi vi porto alla scoperta, se ancora non la conoscete, di una delle vocal coach più influenti al mondo, capace di trasformare la voce di grandi leader internazionali. A differenza dei metodi tradizionali, la nostra ospite che avremo tra poco in collegamento, ha creato un vero e proprio sistema che usa la voce per liberare emozioni profonde, superare blocchi personali e sviluppare abilità comunicative efficaci. Con lei scopriremo quindi come ritrovare la nostra voce innata e usarla come un straordinario strumento di successo e crescita personale. Ne parliamo tra poco. Quante volte vi è capitato di sentire la voce incrinarsi per l’emozione, di non riuscire a trasmettere la sicurezza che avreste voluto durante un colloquio, un esame, una riunione importante. La verità è che non usiamo quasi mai, diciamo, la nostra vera voce, ma una sua versione in qualche modo mascherata dai condizionamenti sociali. Oggi cercheremo di capire come liberare, appunto, il nostro potenziale comunicativo profondo, insieme a una mental coach, guru della voce di fama internazionale che ha rivoluzionato proprio il modo di comunicare di di studenti, di manager, di attori, di leader in tutto il mondo e quindi buongiorno a Milena Origgi, fondatrice del metodo Inborn Voice. Milena.

[Milena Origgi] Buongiorno a voi e a tutti gli ascoltatori.

[Katia] Sentite questa voce piena, rotonda. Ok, solida. Allora, partiamo dal nome del del tuo metodo. Che cos’è esattamente Inborn Voice?

[Milena Origgi] Allora, Inborn Voice è un metodo che, come hai anticipato tu, corre a scoprire le parti più profonde della nostra vocalità. La traduzione esatta per me, quando l’ho creato, è la voce che nasce o è nata con noi, perché è una voce nella quale noi veniamo prima di tutto al mondo con un’armonia vocale che poi sarebbe la nostra Inborn Voice, che perdiamo durante la nostra, diciamo, crescita per tanti e tanti motivi. Quindi il metodo va ed insegue e rispolvera, riallinea proprio questa armonia sonora vocale che viene data proprio nell’istante della nascita e del gemito.

[Katia] E quindi noi andiamo a perderla perché, eh, insomma, sovrastrutture, tutta una serie di accomodamenti durante la nostra, diciamo, evoluzione, eh la sacrificano?

[Milena Origgi] La cosa bella è che questa intervista deve assolutamente tenere conto principalmente che il mio metodo lavora ascoltando e riferendosi alle frequenze sonore. Quindi cosa succede? Sono le sovrastrutture, sì, i nostri pensieri che risuonano all’interno della nostra mente, ma soprattutto quelle frequenze sottili, a volte nemmeno udibili, che durante la nostra vita noi affrontiamo e possono essere agli inizi, nel percorso, a scuola, nel lavoro, ma anche con noi stessi.

Cosa c’è davvero dietro il blocco vocale?

[Katia] Eh sì, poi la nostra mente, eh, tanto lavoro fa. In positivo e anche in, così, in negativo, se usiamo, se vogliamo usare questo termine. Senti, nel tuo lavoro spieghi che per migliorare la voce, eh, va bene la respirazione diaframmatica, gli esercizi di postura, in realtà non basta. Cosa c’è davvero dietro questo blocco vocale, perché possiamo chiamarlo in questo modo, effettivamente?

[Milena Origgi] Allora, questi esercizi, a differenza di come poi vengano utilizzati, perché l’importante è che siano sempre allineati con noi stessi, non sono sufficienti, sono superficiali. Il blocco o i blocchi devono andare a ripulire, riallineare e tornare a quella voce con la quale siamo nati, quella armonia. Quindi più che un blocco potrebbe essere un insieme di blocchi e avviene attraverso una lavoro sempre di riallineamento vocale seguendo la massima delle frequenze sonore quantistiche e rispettando la cimati, cioè tutti quegli elementi che non interagiscono in modo prettamente logico-razionale, ma sonoro e percettibile.

[Katia] Sembra una cosa difficile?

[Milena Origgi] Assolutamente no.

Qual è l’emozione più difficile da esprimere autenticamente?

[Katia] Ok, allora tu associ alla voce le vibrazioni emotive. Qual è l’emozione più difficile da esprimere e, diciamo, soprattutto da far suonare come autentica, perché poi l’autenticità è un’altra delle componenti che rappresentano la firma della nostra voce.

[Milena Origgi] Allora, ce ne sono in realtà due, quelle più complicate, proprio perché il nostro modo di vivere tende sempre a trattenerle. Stupirà, ma una delle più complicate è l’affetto, l’emozione dell’affetto, che in sé porta quasi l’abbandono in un’altra persona o in un gruppo di persone o in qualcuno a cui vogliamo bene. Ok? E invece, per quanto riguarda il lavoro, principalmente la parte professionale, quella più difficile è il credo, perché il nostro credo è la nostra autenticità ed è non è un credo razionale, è un credo che si ricollega di nuovo alla riscoperta e riallineamento di quella armonia sonora con la quale siamo nati, quindi la nostra Inborn Voice.

Come gestire l’ansia da prestazione negli ultimi 5 secondi

[Katia] Allora, ho detto all’inizio che la voce si rompe, siamo emozionati, abbiamo paura, soprattutto in situazioni particolari, un colloquio, appunto, un esame, una riunione importante, mani che sudano, insomma, siamo lì che combattiamo con queste sensazioni. Parlare in pubblico è una delle cose più complicate per un essere umano. Ehm qual è il primo passo, possiamo dire, pratico per gestire questa ansia da da prestazione?

[Milena Origgi] Allora, questo è uno degli argomenti che riscontro quotidianamente in maniera molto importante e soprattutto questa cosa avviene spesso i primi ultimi 5 secondi prima di iniziare e sono proprio nota per quei 5 secondi. Ma ehm spesso si cerca di dare una direzione, fai questo piuttosto che l’altro, non funziona. La mente non è mai in aiuto dell’emozione e soprattutto dell’espressione vocale, perché cerca di contenerla. Questa emozione è un’emozione che parla, quindi non va respinta, ma va trasformata. Quindi non non dobbiamo partire da costringerla in un angolo, ma dobbiamo ascoltarla e ascoltarla sempre sotto un un’armonia sonora. La prima cosa è lasciarla andare, ascoltarla, magari poco prima di iniziare e poi lavorare sul suo riallineamento, ma metterla in un angolo è soltanto nascondere della polvere sotto un tappeto.

[Katia] Quindi accoglierla anche se trema, possiamo dire in questo modo?

[Milena Origgi] Assolutamente sì, è accogliendo questo momento che riusciamo a comprendere come lei si sta interfacciando con la nostra emozione di quell’istante e se la lasciamo scorrere, la volta dopo magari sarà ancora uguale, la volta dopo ancora sarà un pelino meglio, ma inizieremo a parlare con lei e invece che farla diventare una nemica, sarà un’amica.

Come trovare il proprio personal brand vocale

[Katia] Mi capita spesso di parlare con dei giovani studenti, ehm che magari così sollecitati ad alzare un po’ la voce o comunque alzare la voce, nel senso di farsi sentire, rispondono “Non mi piace la mia voce”. In realtà è proprio quel marchio vocale che va cercato. E come si cerca? Come si fa a trovare questo marchio? Intanto come si fa a capire che si ha un proprio marchio vocale?…

[Katia] Allora, questa è una cosa bellissima che porto in giro per tutto il mondo in alcuni dei miei seminari e workshop, proprio con il titolo Your Voice, Your Identity, quindi la tua voce e la tua identità, perché si è proprio questo marchio. Poi nel commerciale, nel professionale diventa il tuo brand. Allora, per questi ragazzi, ma anche per tutte le persone, la cosa più importante è cercare di entrare in contatto prima di tutto con quello che per loro è fondamentale, dà gioia, dà vita, li rappresenta, li fa star bene. Ok? Successivamente bisogna nutrirlo, bisogna lavorarci, bisogna cercare di far sì che prenda posto nella loro vita e che confermi continuamente che è in armonia con la loro sensibilità. Successivamente, come un fiore, una pianta, continuerà a crescere e poi avrà bisogno di chi magari lo riallinea, lo dà una delucidazione, ma è fondamentale rispettare questo fuoco. Ok?

Cosa manca alla voce dei leader per essere trascinanti?

[Katia] Esatto, è lasciare andare questo giudizio sempre su come si è, come vorremmo essere, eccetera, che insomma, poi ci blocca anche nel nell’esprimere il potenziale. Allora, ci fermiamo un attimo, hai parlato di credo poco fa, eh e noi ce l’abbiamo una canzone apposta. Ascoltiamola.

[Milena Origgi] Fantastico.

[Katia] Milena Origgi, maestra a livello mondiale della voce, oggi ci aiuta ad esplorare il potenziale racchiuso proprio nella nostra voce, vera e propria firma personale. Allora, Milena, lavori moltissimo con CEO, con executive, con grandi imprenditori nel mondo del business e in tutto il mondo. Che cosa manca di solito alla voce, appunto, di uno di questi leader per essere effettivamente trascinante?

[Milena Origgi] Allora, torniamo a questa bella parola con la quale abbiamo chiuso un momentino fa e abbiamo messo questo bellissimo pezzo. Manca un credo. E quando dico credo, intendo un credo che coinvolga le persone che hanno davanti. Spesso alcuni leader si posizionano un po’ in una sorta di cattedra e quindi da lì non condividono più quello che veramente sentono, ma soltanto il raggiungimento dell’obiettivo. Nella voce si sente, si sente che le persone non sono non allo stesso livello, ma parte di quel progetto. E quando questo non è all’interno della voce del leader, il leader diventa soltanto, come dire, un indicatore di che cosa bisognerà fare, dove nel suo entusiasmo probabilmente leggiamo soltanto il suo personale entusiasmo, ma non un credo, ma non un entusiasmo condiviso, un entusiasmo che quando io dico la parola credo, intendo un qualcosa che è al di là del proprio ego, al di là della propria persona, ma come bene ultimo, finale, anche a livello professionale, l’insieme di tutte le energie e di tutti i componenti.

[Katia] Immagino che si stupiscano un po’ nel momento in cui tu spieghi loro, insegni loro a diventare un credo collettivo, cioè a far diventare il loro credo personale qualcosa di collettivo.

[Milena Origgi] Esattamente, si stupiscono proprio perché questa parte, diciamo, dove loro si risentono e vivono in questa forma un po’ lontana e distaccata un pochino da da chi dovrebbe aiutare e far parte complementare di questo progetto, e loro rimangono un po’ basiti, perché era così tanto il desiderio di arrivare in quel punto per poi dare agli altri la direzione. E no, gli altri sono parte e componenti indispensabili per la realizzazione. Quindi questo è molto importante e loro a fatica lo comprendono, ma chi lo comprende e poi lo attua, beh, si unisce con una maniera incredibile a se stesso, al progetto, ma anche a chi lo ascolterà, è estremamente trascinante diventa.

[Katia] Eh, quindi diventa efficace, farà un salto personale. Il tuo metodo viene spesso definito, diciamo, sottrattivo. Perché liberare la voce è più importante nel liberare questa voce è più importante togliere magari degli errori che sono lì da tanto tempo, piuttosto che aggiungere magari nuove nozioni, nuove tecniche?

[Milena Origgi] È bellissima questa domanda ed è talmente vera e mi rappresenta. Diciamo, sono sempre stata controcorrente e qui la controcorrente è veramente imponente. Perché? Perché introdurre elementi nuovi su un terreno già destrutturato o sovrastrutturato, perché se qualcuno ha una problematica o la riconosce o la sente, c’è qualcosa che non va, no? Se io introduco qualcosa di nuovo, prevalentemente, di solito la sovrastruttura arriva a livello razionale, ok? Non sto nutrendo o liberando o ripulendo per trovare il seme iniziale della mia espressività, quindi la mia Inborn Voice, quell’armonia sonora. Quindi introdurre qualche elemento non aiuterà a tornare indietro alla matrice o all’elemento iniziale, quasi divino dal mio punto di vista. Sarà soltanto aggiungere qualcosa che in realtà, a volte non si riesce nemmeno a contenere o peggio ancora, va a incrinare tutti gli insegnamenti ricevuti così lontani dall’identità e dall’autenticità della persona, proprio perché non rispecchiano la naturalezza iniziale di questa Inborn Voice.

Il valore della pausa e del silenzio nella comunicazione

[Katia] Mmh. Meglio il silenzio che una voce, no? Che una voce che non ha nulla da dire. Queste non so se sono parole tue, credo di sì, in un’altra in un’altra intervista. Allora, il valore della pausa e del silenzio nella comunicazione moderna. Siamo abituati o a riempire tutti questi spazi o magari invece a stare troppo nel silenzio e a dire meno di quello che sarebbe utile. Qual è l’equilibrio giusto secondo te? Qual è appunto il valore di pause e silenzi?

[Milena Origgi] Bravissima. Ci sono proprio persone che hanno troppe pause e non parlano, ok? E quindi hanno una difficoltà espressiva e persone che parlano troppo, comunque hanno una difficoltà espressiva. La pausa è bellissima, facilmente interpretabile come pausa perché c’è una necessità, non solo di riprendere fiato, magari di bere un sorso d’acqua in una particolare public speaking piuttosto che uno speech, ma la pausa rappresenta, perché il mio metodo si lega molto alla forma della parola e ai suoni antichi, la pausa è l’istante, il momento dove ciò che è stato detto e quindi è stato trasmesso, entra in sincronia con colui il quale sta ricevendo. Quindi non credo, come ho detto anche in diverse occasioni, che la pausa abbia per ognuno, come scritto in tanti libri, un tempo specifico. No, la pausa ha un tempo esattamente in armonia con questa Inborn Voice, con questa naturalezza di base, perché ci rispecchia ed è necessaria per creare questo allineamento e sincronicità affinché l’altro possa integrare quello che abbiamo appena trasmesso. La nostra voce funziona un po’ come una radio, no? Quindi arriva un messaggio, dall’altra parte ci deve essere il ricevente pronto e c’è l’istante di sincronia quando tutti e due stanno ricevendo e dando un messaggio ed è esattamente il momento, l’istante, il minuto, a volte anche 3 minuti di pausa.

La storia di trasformazione più incredibile: “Leap of faith”

[Katia] Caspita, 3 minuti in un circuito comunicativo, effettivamente ha un peso ha un peso enorme. Senti, tu hai scritto anche libri, quindi hai consegnato parte dei tuoi del tuo metodo e parte anche delle tue esperienze con con i tanti trasformati da te. C’è una storia in particolare che o ti è rimasta nel cuore oppure che in realtà riassume proprio la magia di questo tuo metodo. In realtà sono tantissime perché ne hai incontrati tanti e questo fa parte del tuo quotidiano, però sarebbe curioso sapere se ce n’è uno in particolare….

[Milena Origgi] Esattamente. Allora, c’è un libro proprio dedicato a la guru della voce, dove loro stessi raccontano le storie e ne abbiamo in programmazione tanti altri, no? Alcuni si espongono, altri non si espongono, ma quelli che si espongono lo fanno veramente con grande forza. Dietro questo c’è una bellissima parola e la devo dire in inglese, anzi una frase in inglese che rappresenta perfettamente questo prima di raccontarti e di raccontarvi questa storia che ha dell’incredibile. La frase è “Leap of faith”, che tradotto sarebbe un salto nella fede, ancor meglio tradotto, atto di fede. Quando ci si avvicina a questo metodo che ha molta parte, diciamo, vibrazionale quantistica e quindi, se vogliamo, anche logica, ma soprattutto ha un grande valore filosofico e divino, la persona che vuole ottenere il massimo dei risultati deve fare un atto di fede. E questa ragazza, ormai una donna, ha avuto questo atto di fede. Mi ha raggiunto nel mio studio a Milano ed era completamente stravolta. Non sapeva dov’era, non sapeva dove voleva andare e la sua voce, sia interna che esterna, non le parlava più. Ok? Un po’ come se fosse tra le nuvole. Questa persona, appena ha parlato, io ho individuato sia la confusione e sia la direzione, la sua Inborn Voice. Abbiamo lavorato per tanti anni e ancora stiamo lavorando e questa storia ha dell’incredibile perché ogni volta che noi lavoriamo, quello che allineiamo diventa per lei non solo una crescita comunicativa espressiva, ma una crescita di vita esattamente, e lo ripeto, esattamente come nel suo profondo questa persona ha sempre desiderato e sognato. Oggi questa ragazza, è una donna, rappresenta una delle figure più importanti per un grande brand di fashion in quel di Londra. L’ho fatta anche spostare, quindi io spesso faccio spostare proprio i miei clienti o pazienti nel mondo dove risuona la loro Inborn Voice e la sua vita precedente, invece, era in un paese piccolo, dove lei eseguiva soltanto dei conti ed oggi, invece, è una vera e propria creativa, artista e ha realizzato un sogno importantissimo.

Perché non dovresti copiare la voce di qualcun altro

[Katia] Allora, la voce di Jean-Baptiste Guégan, per chi conosce, insomma, la musica francese, aderisce perfettamente a quella di Johnny Hallyday. Lui, in questa lettera alla mia voce, perché la canzone si intitola appunto “Lettre à ma voix”, parla appunto di quello che questa voce in qualche modo lo ha portato a essere o a fare e a essere o meno riconosciuto per quello che lui è realmente. Con Milena Origgi, sintonizzatrice delle anime vocali, stiamo parlando proprio dell’importanza della voce. In realtà abbiamo ancora solo 2 minuti per chiudere questa puntata, però effettivamente il timbro vocale o quella firma vocale o quella unicità vocale, a volte può diventare qualcosa di complesso se assomiglia a qualcos’altro o se vorremmo assomigliasse a qualcun altro. Tu che dici, Milena?

[Milena Origgi] Hai perfettamente ragione. Questa è un insieme, come ripetevo e come dicevo prima, di incastri sonori e di frequenze e secondo la cimati, il suono ha degli effetti tramite le onde sonore, non solo sulla materia, ma anche su ciò che è spirituale, filosofico, personale, divino. Quando qualcuno vuole avvicinarsi o ricalcare la voce di un qualcun altro, è come una sorta di fantasma. Rivive e riattua nella sua vita alcune cose di chi lo ha preceduto, ma soprattutto non ha e non avrà mai modo di trovare la strada maestra specifica indicata per questa persona. Bisogna stare molto attenti, anche nell’antichità, nelle lingue antiche che io amo molto, dall’ebraico, per non parlare poi del greco, la lingua, il suono e la parola è creazione. Quando vi è una copia o un tentativo di copia, la creazione diventa automaticamente svuotamento.

Esercizio pratico: far raggiungere la voce alle mani al cielo

[Katia] Mmh. È questa la domanda più complessa. Allora, io in realtà ho ancora 30 secondi. Chissà se in 30 secondi riesci a regalarci un esercizio.

[Milena Origgi] Allora, io proprio pensavo mentre rispondevo alle tue domande a questa espressività, un bisogno così forte a livello sociale e che passa per forza attraverso la nostra voce e non ha altro mezzo, perché la voce è un mezzo meraviglioso, intangibile, ma così favoloso di in grado di creare, eh rendere gioia o distruggere. È immenso, è un potere incredibile. Allora, l’esercizio che voglio lasciare a tutti coloro i quali vogliono espandere questa espressione, velocissimo, sollevare le vostre mani al cielo in queste giornate luminose e far sì che la vostra voce raggiunga le vostre mani e si espanda in questo universo.

[Katia] Grazie Milena Origgi, è semplicemente l’inizio di un lungo percorso che faremo insieme anche ai nostri ascoltatori. Rimanete con noi, l’appuntamento è per dopo l’estate con Destination Weekend. Ciao.



 

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